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日志


✖ est-ce que je devrais te croire? ✖

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My Disturbia_Anatolia Story

http://www.youtube.com/watch?v=vciWDlvFdXI

IRA FUNESTA!!!

da premettere che a scuola sono calata un casino... non studio più, faccio un casino di assenze... quindi i miei prof non hanno torto,poichè se ci mettiamo un attimo nei loro panni,x loro noi siamo dei numeri,niente di chè. l'Ipocrisiaimpone loro di farsi tutti belli e professionali davanti i genitori e i colleghi.devono far vedere che sono ben attenti,ai loro alunni e a non farsi sfuggire nulla. Invece ho valide ragioni x dire che i miei prof sono delle Merde e sono INCAZZATA NERA!!! Falsità, Ipocrisia, Incoerenza, Favoritismi, Incompetenza d, Lecchinaggio di alcuni miei compagni (che i prof vedono di buonj occhio)... chi non sta in classe con me non può capire lo SchifoOoOoO!!! GIURO avrei SGOZZATO certe mie professoresse!!! Avevo gli occhi che vampavano d'Ira e mi sentivo Impotente. Impotente perchè Ovviamente Non potevo Compromettermi più di così...cioè... Come potevo buttare Merda su una professoressa???Cioè,sarebbe stato buttarsi la zappa sui piedi ma proprio di brutto.... C'ero quasi,però,stavo proprio x incominciare a sputtanarla di brutto... Se non ci fosse stata mia madre a trattenermi...!!! Non lo so fino a dove mi sarei spinta!!! Ora ho ancora gli occhi gonfi perchè quando m'incazzo di brutto scoppio a piangere (una delle cose che odio più di me!!!sono incazzata anche x questo) per colpa di quelle minchioneEeEeEeEe!!! Sono troppo stanca e Troppo Incazzata... Non ne posso più di tutto questo SCHIFOoOoOoOoOoO!!! Ricevimento di merda........ VAFFANCULoOoOoOoOoO VAFFANCULOoOoOoOoOoOoO VAFFANCULoOoOoOoOoO VAFFANCULOoOoOoOoOoOoO VAFFANCULoOoOoOoOoO VAFFANCULOoOoOoOoOoOoO VAFFANCULOoOoOoOoO!!!

SPETTACOLI & CULTURA_Storia di Rita, "La siciliana ribelle"

  Nell'infinita mattanza di mafia, nel mare di dolore che Cosa Nostra ha provocato in Sicilia, la storia di Rita Atria resta una delle più tristi, più commoventi, più tenere. Quella di una ragazzina che ad appena 17 anni decide di denunciare gli assassini di padre e fratello, entrambi uomini d'onore. E che instaura un rapporto forte col giudice Paolo Borsellino. L'epilogo, però, è tragico: lei riesce a far condannare molti degli uomini del clan, ma si suicida sette giorni dopo la strage di via d'Amelio. Visto che, morto il magistrato, le resta solo l'odio dei suoi compaesani e perfino di sua madre. Così furiosa con la figlia da arrivare a profanare la sua tomba a martellate. E adesso questa vicenda di coraggio e di lotta, di giovinezza tradita e di sangue, approda sul grande schermo. Con un film che alla vera figura di Rita Atria è solo liberamente ispirato. Si chiama La Siciliana ribelle, è già passato con successo all'ultimo Festival di Roma, ed è diretto da un autore emergente dalla forte personalità: il palermitano Marco Amenta, che si era fatto notare per la sua bella docufiction su Bernardo Provenzano, Il fantasma di Corleone. E che alla Atria aveva già dedicato un documentario, dal titolo simile - Diario di una siciliana ribelle. La pellicola di finzione che sta per uscire nelle nostre sale, distribuita dall'Istituto Luce, è ambientata in un paese siciliano immaginario, dove vive una bambina, Rita Mancuso (Miriana Fajia), adorata dal papà, mafioso locale (Marcello Mazzarella). L'uomo però viene ucciso sotto gli occhi della figlia; e alcuni anni dopo - nel 1991, quando Rita (Veronica D'Agostino) ha ormai 17 anni - viene ammazzato anche suo fratello Carmelo (Carmelo Galati). Assetata di vendetta, decisa a farla pagare al mandante dei due omicidi (il boss Salvo Rimi, interpretato da Mario Pupella), decide di andare a parlare con un magistrato palermitano (l'attore francese Gerard Jugnot). A lui, e solo a lui, la ragazza consegna i suoi diari, in cui ha annotato tutte le attività criminali che si svolgono nel suo paese. Comincia così la sua collaborazione con la giustizia: si trasferisce a Roma sotto falso nome, inizia una storia d'amore con un ragazzo "normale" (Primo Reggiani). All'inizio, Rita è mossa solo da una furia cieca verso chi ha massacrato i suoi familiari, ma non mette affatto in discussione la mafia: per lei, il papà e il fratello sono degli eroi. Poi però, anche grazie al suo rapporto con giudice, la sua ottica cambia: come dirà in aula, al processo che vede alla sbarra tutti i criminali del suo Paese, il suo desiderio non è più la vendetta, ma la giustizia. Ma poi il giudice suo amico viene fatto saltare in aria col tritolo: e a lei non resta che un gesto estremo di sfida, di lotta... Il tutto in un film solido, con una bella interpretazione della protagonista Veronica D'Agostino. Attrice già vista in Respiro di Emanuele Crialese, e che - per una di quelle strane coincidenze della vita - ha interpretato la figlia di Borsellino, nella fiction televisiva sul magistrato. Meno felice, invece, la scelta di affidare un personaggio carismatico come il magistrato a Gerard Jugnot; ma il film è una coproduzione italo-francese, e dunque la presenza di un attore d'oltralpe tra gli interpreti principali era d'obbligo. Altra caratteristica: la sua rappresentazione molto cruda e realistica di Cosa Nostra. Che Amenta oggi, in conferenza stampa, rivendica: "Sono palermitano, ho lavorato sia come fotoreporter che come regista di documentari, ho fotografato morti ammazzati, ho incontrato i figli di Riina, ho conosciuto magistrati e poliziotti. Perciò qui non mi sono rifatto all'iconografia classica del cinema mafiologico, ma alla realtà concreta. Mostrando, come ha già fatto Gomorra, come nella criminalità organizzata non ci sia nessun romanticismo alla Padrino". Ma Amenta sembra avercela soprattutto con alcune fiction italiane. "Fenomeni come gli amici del boss Matteo Messina Denaro o Riina su Facebook - attacca - mostrano come la rappresentazione della mafia, ad esempio in tv, può essere dannosa. Anche solo per il fatto di far essere i mafiosi protagonisti: il pubblico tende a identificarsi col personaggio che sullo schermo compare più tempo. Nel caso di personaggi inventati va pure bene, ma se sono reali, con nome e cognome, la cosa è deleteria". Ultima annotazione: il film è stato visto ed è piaciuto alla moglie di Borsellino, mentre i parenti rimasti vivi della Atria - la cognata e la nipote, anche loro collaboratrici di giustizia - hanno fatto sapere di non apprezzare l'idea di trasformare la storia in un film. "Le invito a confrontarci pubblicamente - conclude Amenta - ho cambiato nomi e situazioni proprio per tutelare la loro privacy". di CLAUDIA MORGOGLIONE