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al momento,a me basterebbe innamorarmi... innamorarmi di qualcuno,seriamente.

Penso di essere pronta e mi sono decisa a...ad abbandonare le mie vesti da single per passare a quelle di fall in love for............
Je suis une ombre. Je me cache de Lumière. La lumière pour moi signifie disparaître Je je ne veux pas disparaître. Je veux m'amuser! Je veux vivre!
ღღღ réputation? je je m'enfoute! il ne m'importe pas être jugée par les autres. à la fin, ils ne sont pas qu'ombres sur mon passage. ombres que je peux bien ignorer. ღღღ  _____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ ✖ ✖ ✖ est-ce que tu penses que je sois si stupide? est-ce que tu penses que je sois si désespérée à venir te chercher? pauvre ingénu... je suis une femme seule, pas une poupée sans âme!!! ✖ ✖ ✖ ____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ http://www.youtube.com/watch?v=vciWDlvFdXI
da premettere che a scuola sono calata un casino... non studio più, faccio un casino di assenze... quindi i miei prof non hanno torto,poichè se ci mettiamo un attimo nei loro panni,x loro noi siamo dei numeri,niente di chè. l'Ipocrisiaimpone loro di farsi tutti belli e professionali davanti i genitori e i colleghi.devono far vedere che sono ben attenti,ai loro alunni e a non farsi sfuggire nulla.
Invece ho valide ragioni x dire che i miei prof sono delle Merde e sono INCAZZATA NERA!!!
Falsità, Ipocrisia, Incoerenza, Favoritismi, Incompetenza d, Lecchinaggio di alcuni miei compagni (che i prof vedono di buonj occhio)... chi non sta in classe con me non può capire lo SchifoOoOoO!!!
GIURO avrei SGOZZATO certe mie professoresse!!! Avevo gli occhi che vampavano d'Ira e mi sentivo Impotente. Impotente perchè Ovviamente Non potevo Compromettermi più di così...cioè... Come potevo buttare Merda su una professoressa???Cioè,sarebbe stato buttarsi la zappa sui piedi ma proprio di brutto.... C'ero quasi,però,stavo proprio x incominciare a sputtanarla di brutto... Se non ci fosse stata mia madre a trattenermi...!!! Non lo so fino a dove mi sarei spinta!!! Ora ho ancora gli occhi gonfi perchè quando m'incazzo di brutto scoppio a piangere (una delle cose che odio più di me!!!sono incazzata anche x questo) per colpa di quelle minchioneEeEeEeEe!!! Sono troppo stanca e Troppo Incazzata... Non ne posso più di tutto questo SCHIFOoOoOoOoOoO!!! Ricevimento di merda........
VAFFANCULoOoOoOoOoO VAFFANCULOoOoOoOoOoOoO VAFFANCULoOoOoOoOoO VAFFANCULOoOoOoOoOoOoO VAFFANCULoOoOoOoOoO VAFFANCULOoOoOoOoOoOoO VAFFANCULOoOoOoOoO!!!
Nell'infinita mattanza di mafia, nel mare di dolore che Cosa Nostra ha provocato in Sicilia, la storia di Rita Atria resta una delle più tristi, più commoventi, più tenere. Quella di una ragazzina che ad appena 17 anni decide di denunciare gli assassini di padre e fratello, entrambi uomini d'onore. E che instaura un rapporto forte col giudice Paolo Borsellino. L'epilogo, però, è tragico: lei riesce a far condannare molti degli uomini del clan, ma si suicida sette giorni dopo la strage di via d'Amelio. Visto che, morto il magistrato, le resta solo l'odio dei suoi compaesani e perfino di sua madre. Così furiosa con la figlia da arrivare a profanare la sua tomba a martellate.
E adesso questa vicenda di coraggio e di lotta, di giovinezza tradita e di sangue, approda sul grande schermo. Con un film che alla vera figura di Rita Atria è solo liberamente ispirato. Si chiama La Siciliana ribelle, è già passato con successo all'ultimo Festival di Roma, ed è diretto da un autore emergente dalla forte personalità: il palermitano Marco Amenta, che si era fatto notare per la sua bella docufiction su Bernardo Provenzano, Il fantasma di Corleone. E che alla Atria aveva già dedicato un documentario, dal titolo simile - Diario di una siciliana ribelle.
La pellicola di finzione che sta per uscire nelle nostre sale, distribuita dall'Istituto Luce, è ambientata in un paese siciliano immaginario, dove vive una bambina, Rita Mancuso (Miriana Fajia), adorata dal papà, mafioso locale (Marcello Mazzarella). L'uomo però viene ucciso sotto gli occhi della figlia; e alcuni anni dopo - nel 1991, quando Rita (Veronica D'Agostino) ha ormai 17 anni - viene ammazzato anche suo fratello Carmelo (Carmelo Galati).
Assetata di vendetta, decisa a farla pagare al mandante dei due omicidi (il boss Salvo Rimi, interpretato da Mario Pupella), decide di andare a parlare con un magistrato palermitano (l'attore francese Gerard Jugnot). A lui, e solo a lui, la ragazza consegna i suoi diari, in cui ha annotato tutte le attività criminali che si svolgono nel suo paese. Comincia così la sua collaborazione con la giustizia: si trasferisce a Roma sotto falso nome, inizia una storia d'amore con un ragazzo "normale" (Primo Reggiani).
All'inizio, Rita è mossa solo da una furia cieca verso chi ha massacrato i suoi familiari, ma non mette affatto in discussione la mafia: per lei, il papà e il fratello sono degli eroi. Poi però, anche grazie al suo rapporto con giudice, la sua ottica cambia: come dirà in aula, al processo che vede alla sbarra tutti i criminali del suo Paese, il suo desiderio non è più la vendetta, ma la giustizia. Ma poi il giudice suo amico viene fatto saltare in aria col tritolo: e a lei non resta che un gesto estremo di sfida, di lotta...
Il tutto in un film solido, con una bella interpretazione della protagonista Veronica D'Agostino. Attrice già vista in Respiro di Emanuele Crialese, e che - per una di quelle strane coincidenze della vita - ha interpretato la figlia di Borsellino, nella fiction televisiva sul magistrato. Meno felice, invece, la scelta di affidare un personaggio carismatico come il magistrato a Gerard Jugnot; ma il film è una coproduzione italo-francese, e dunque la presenza di un attore d'oltralpe tra gli interpreti principali era d'obbligo.
Altra caratteristica: la sua rappresentazione molto cruda e realistica di Cosa Nostra. Che Amenta oggi, in conferenza stampa, rivendica: "Sono palermitano, ho lavorato sia come fotoreporter che come regista di documentari, ho fotografato morti ammazzati, ho incontrato i figli di Riina, ho conosciuto magistrati e poliziotti. Perciò qui non mi sono rifatto all'iconografia classica del cinema mafiologico, ma alla realtà concreta. Mostrando, come ha già fatto Gomorra, come nella criminalità organizzata non ci sia nessun romanticismo alla Padrino".
Ma Amenta sembra avercela soprattutto con alcune fiction italiane. "Fenomeni come gli amici del boss Matteo Messina Denaro o Riina su Facebook - attacca - mostrano come la rappresentazione della mafia, ad esempio in tv, può essere dannosa. Anche solo per il fatto di far essere i mafiosi protagonisti: il pubblico tende a identificarsi col personaggio che sullo schermo compare più tempo. Nel caso di personaggi inventati va pure bene, ma se sono reali, con nome e cognome, la cosa è deleteria".
Ultima annotazione: il film è stato visto ed è piaciuto alla moglie di Borsellino, mentre i parenti rimasti vivi della Atria - la cognata e la nipote, anche loro collaboratrici di giustizia - hanno fatto sapere di non apprezzare l'idea di trasformare la storia in un film. "Le invito a confrontarci pubblicamente - conclude Amenta - ho cambiato nomi e situazioni proprio per tutelare la loro privacy". di CLAUDIA MORGOGLIONE

Carnevale Cosplay Contest
Zsa Zsa
24/02 Febbraio h21.30
Mi vesto da Yuri?
Quando si sente parlare di Accidia,la maggior parte delle persone si rifà all'Inferno di Dante,non sapendo che per Accidia non si intende semplicente pigrizia e noia;è qualcosa di ben più complesso. Per Accidia si intende lo stato mentale della tristezza, dello sconforto, inquietudine,della dolorosa indifferenza, e soprattutto depressione. Peccato mortale nella visione religiosa, malattia psichiatrica nella visione laica e moderna indifferenza. E' un pò come l'ho sempre vista io,anche prima di leggere questo saggio.
Se nasce come peccato capitale nella visione religiosa, l'accidia diventa malattia psichiatrica nella visione laica e moderna. Come è rappresentato nell'interpretazione occidentale questo male dell'anima? Dell'ascesi del monaco medievale allo spleen del dandy Baudelaire, dalla malinconia romantica di Leopardi alla noia di vivere di certi personaggi della letteratura russa come Oblomov o gli anti-eroi di Cechov, dall'angoscia esistenzialista di Heidegger, Sartre, Camus al vuoto oscuro e maligno nella mente del depresso dei nostri tempi, che chiede aiuto alla psicoanalisi ma anche agli psicofarmaci: un viaggio nelle rassomiglianze di umori imparentati ma non identici, annodati dal filo comune di uno scacco, di una mancanza, di una noncuranza rispetto al mondo e all'altro, che l'uomo vive in ogni epoca come tentazione dolorosa e devastante.
Complimenti a Sergio Benvenuto,filosofo e studioso italiano,per il saggio,a mio parere davvero molto interessante e soprattutto molto...rivelatore. Leggere questo saggio,infatti,vi farà vedere punti di vista di illustri autori che a scuola non vi fanno studiare così ma soprattutto,vi aiuterà a capire molte cose,su di voi,sulle persone che vi circondano,sulla società in cui vivete,sulla vita che voi vivete. E per chi.come me,si sente un pò accidioso nell'animo,è un passo in avanti verso una migliore conoscenza e padronanza di sè e delle proprie idee.
_ scarlet rose_
http://www.youtube.com/watch?v=aieTpBTIvWk&feature=channel_page
il mio nuovo video, Anatolia Story/Red River Disturbia
ispirato al manga Anatolia Story bye Chie Shinohara
spero vi piaccia: non credo sia noioso... credo che questo sia il mio video più riuscito... c'ho messo un bel pò a farlo,ma... ci tenevo tanto!
fatemi sapere che ne pensate, vi voglio bene!!! xXx
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</p
take my hand and stay with me...i don't wanna leave u...
Vampire Knights
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Raindrops falling down from the sky
Feeling empty inside
Searching for reasons to hold on
No one sees the struggle in me
Or the wounds that won't heel
Victim of choices that i'm making
(Welcome)
Welcome to my puzzle of dreams
Baby welcome to my heart
Trying hard to find pieces
In this puzzle of dreams
Fighting way out of the dark
Meet my puzzle of dreams
Pictures spinning round in my head
Feels that i'm almost there
But when i reach out it falls apart
In my mind I know what is real
Feel the power in me
Inside of my heart I have it all
When the hopes keep on fading
All the pieces I'm saving
Remind me that I am strong enough to
Make my puzzle of dreams
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Sono Atea, e allora?
Non posso godere anche io dell'atmosfera natalizia e dei giorni di relax proprio come voi credenti?
Chi siete voi per criticare me?
Nessuno.
Ebbene sì,anche io addobbo l'albero natalizio assieme alla mia famiglia,anche io faccio scorpacciate di pandori,panettoni, anche io adoro giocare a carte, tombola in compagnia e, mi rende felice scambiare regali il giorno di natale,
proprio come voi.
Solo perchè sono atea,non dovrei farlo? Non potrei,farlo?
E se per me tutte queste cose avessero un significato diverso dal vostro, se io a tutte queste cose assegnassi un significato,un valore diversodal vostro,
Voi come la prendereste? Vi darebbe fastidio? E perchè mai? Cos'è? Qualcosa che avete riserbato per voi?
Cos'è in realtà il Natale per voi? Una festa esclusiva riservata ai membri del Club?
Solo perchè siete in tanti,non significa che siete dalla parte della Ragione. Ricordatelo.
Mi riferisco a tutti coloro che si Permettono di Criticare il mio modo di vedere le cose solo perchè differente dal loro e,che spesso,non vogliono Ammettere sia migliore e,in ogni caso,da Rispettare.

Maddalena é una misteriosa fanciulla, vissuta nel 1600, sotto il regno delcattolicissimo Filippo II. Mostro, lo dice il nome stesso, è una creatura orripilante, mezza scimmia e mezza topo, che si aggira, ai giorni nostri, nella linea rossa della metropolitana di Milano. Entrambi porteranno alle estreme conseguenze, ciascuno a modo proprio, il loro difficile rapporto con la giustizia umana e i pregiudizi della gente. Due storie, a tutta prima, lontane nello spazio e nel tempo ma che si riveleranno destinate a inseguirsi fino alla fine del mondo. (...) Prefazione - di Davide Franzini
Sinceramente,questa storia mi ha colpito tanto la prima volta che l'ho letta...mi ha fatto venire i brividi... I miei complimenti a Marco Caudullo! Ho pensato che pubblicare tutta la storia di una volta,per voi sia un pò palloso,però non posso spezzettarla,perchè non ne capireste il senso... vedrete che ne vale la pena leggere tutto fino alla fine...Spero la storia piaccia anche a voi che leggete queste mie righe...e fatemi sapere,che ne pensate! ^^
 
Anno 1608
Maddalena si svegliò urlando: aveva sognato ancora una volta il rogo.
Erano trascorsi quasi vent’anni dal pomeriggio in cui Rosa, sua madre, venne bruciata.
Quell’incubo era maledettamente dettagliato: c’era la piazza gremita, l’odore di legno bruciato, i capelli che si accendevano, la faccia rossa e sofferente, il fumo e le urla. C’erano le donne del paese che incitavano e i loro mariti indifferenti. Quegli stessi mariti che più d’una volta avevano cercato il calore del suo corpo, avevano goduto dei suoi seni e le erano venuti tra le cosce. Rosa era una prostituta, sì, ma non una strega. La cui unica colpa fu quella di aver preso le difese di quella piccola creatura, venuta fuori dal suo utero e partorita in solitudine, senza il conforto di un uomo, né il favore delle stelle. Così almeno disse Pepa, la chiromante del quartiere, il giorno in cui nacque. Rosa stessa era convinta che il seme di Maddalena non fosse umano, ma demoniaco, per questo non cercò mai il padre: considerava quella bambina come la punizione per la sua vita peccaminosa. Capì subito che Maddalena non era una bambina come le altre: neonata, aveva già l’espressione di una vecchia, e troppo spesso cascavano per terra oggetti senza alcuna ragione.
“Pepa ho sognato ancora la mamma e il rogo. Perché?”. “Maddalena, tesoro mio, a una persona qualunque direi di non farci caso. La mente gioca strani scherzi. Ma tu… tu sei diversa. Negli ultimi anni i tuoi poteri sono molto cresciuti, anche se ancora non riesci a padroneggiarli, vengono fuori quasi in maniera inaspettata così come le formule del libro degli incantesimi. Tuttavia credo che ci sia dell’altro in te: potresti avere anche il dono della veggenza”. “Ma io vedo al passato!”. “Bimba mia, non sempre passato e futuro sono cose distinte”, disse Pepa con aria preoccupata. Poi fece un sospiro e aggiunse: “Adesso però va a prepararti che Ignazio ti aspetta al mercato”. Maddalena, dopo la morte della madre, era stata cresciuta da Pepa e aiutata economicamente da Ignazio, un vecchio amico di famiglia che aveva una piccola bancarella di pesce fresco giù al porto. In cambio la ragazza ogni giorno andava a dargli una mano. La ragazza fece la strada a passo lento, assaporando il primo sole primaverile della stagione. La bella giornata la mise di buon umore, facendole scordare la brutta notte e le solite occhiatacce che i passanti le lanciavano. A quelle comunque, con il tempo, si era anche abituata. Del resto, non poteva fare altro, lei, figlia di una prostituta, morta sul rogo per stregoneria e senza padre. Poteva solo sopportare il peso delle dicerie e farsene carico insieme al senso di colpa: Maddalena infatti sospettava di essere la causa della morte della madre, anche se nessuno gliel’aveva mai voluto dire. Sapeva che tutto aveva avuto a che fare con i poteri con cui era nata, che Rosa chiamava il dono, ma che per lei erano solo una maledizione.
Anno 2008
Gli occhi del mostro sono grandi e bianchi. Risplendono nel buio dei cunicoli della metropolitana. Molte persone lo hanno visto e questo è un male, per lui: presto entreranno dentro armati fino ai denti. Sotto il suolo di Milano, rintanato tra Sesto Rondò e Sesto Marelli, il mostro si nasconde rannicchiato in una cavità del muro, domandandosi se quello non sia già l’inferno. Un ratto gli passa accanto, ha il pelo folto e nero, e… assomiglia al suo! Maledice il momento in cui ha deciso di uscire dal suo buco per cercare del cibo. Sa che adesso è nei guai: lo troveranno, è solo questione di tempo. Scandaglieranno ogni angolo, ogni anfratto più oscuro, fino a stanarlo, per poter dare la notizia in pasto ai giornalisti. Da alcune ore non sente più rumori e sa cosa vuol dire: è tutto fermo, devono aver evacuato la zona. È indeciso se restare fermo o se avanzare, finché è in tempo, fino a Loreto e provare a uscire dalla linea verde. Nel buio della metropolitana capire la differenza tra giorno e notte diventa difficile. Con il tempo ha imparato a calcolare l’orario in base a quello dei treni, ma adesso che è tutto fermo, la cosa diventa ardua. Lascia passare del tempo, poi decide di mettersi in cammino. Avanza spedito nell’oscurità, fermandosi solamente davanti agli slarghi delle fermate dove, a causa dell’illuminazione, deve essere prudente. A Villa San Giovanni è tutto chiuso, solo un barbone, che evidentemente nella confusione generale è riuscito a restare dentro, dorme tranquillo disteso tra pozzanghere di piscio e il sudiciume generale. La tentazione di usarlo come cena è forte, ma continua la sua fuga, sperando che non gli abbiano teso una trappola più avanti. La distanza è parecchia per un uomo, ma lui non lo è più, e le sue gambe robuste coprono alla svelta la distanza tra le fermate sotto viale Monza, fino a Pasteur. Lì si ferma, non può più permettersi di correre: deve fare più attenzione. Fra qualche chilometro c’è la fermata di Loreto. Il passo si fa lento, cammina con circospezione. Ancora un ratto gli passa accanto e lui istintivamente lo afferra. Con le sue grosse mani pelose lo schiaccia fino a farne restare appena una poltiglia rossastra, che poi scaglia contro un muro. Scusa fratello di fogna.
Anno 1608
Quel giorno c’era più confusione del solito al mercato. Girava voce che Alfonso fosse tornato in città insieme a un piccolo gruppo di soldati. Erano in missione per Filippo II e il loro comandante aveva pensato di riposarsi nella sua città natale. Al mercato ci fu molto lavoro e Maddalena ne uscì stremata. Si era pure fatto tardi e la strada del ritorno, in salita, sembrava ancora più lunga. Inoltre era accaldata, il viso, solitamente lattiginoso, aveva preso un insolito colorito rosa, le lentiggini brillavano come stelle. Sentì il rumore di un cavallo al galoppo alle sue spalle e si voltò a guardare. Un soldato avanzava spedito nella sua direzione, vedendola si fermò e tornò indietro. “Cosa fa una ragazza così graziosa, tutta sola?”, chiese l’uomo. Maddalena fece finta di non sentire e riprese a camminare. “Ehi, sto parlando con te!”, continuò, mentre la ragazza proseguiva per la sua strada. “Sono un ufficiale dell’esercito del Re! Voltati o saranno guai!”. “Mi perdoni signore, ho fretta. I miei genitori si preoccuperanno per me”, disse, sperando di cavarsela con quella piccola bugia. L’uomo scese, la afferrò per un braccio. “Non lo sai che è reato offendere un ufficiale?”, disse guardandola negli occhi sprezzante. “Sono stanco e non tocco una donna da mesi. Non vorrai mica lasciarmi all’asciutto?”.
Anno 2008
Un capannello di persone si accalca ai bordi di uno degli ingressi della stazione di Sesto Rondò. Ci sono poliziotti, carabinieri, giornalisti, telecamere e una folla di spettatori. Gli uomini del telegiornale cercano disperatamente testimoni oculari da intervistare. Nessuno sembra aver capito davvero cosa sia successo. Mille telefonini squillano formando nell’aria una strampalata orchestra. “Avete trovato qualcuno?”. “No”, risponde una voce affannata, “qua sembra che nessuno abbia visto niente!”. “Ma cristo santo, qualcuno deve avere visto!”. “Gira voce che i primi testimoni siano stati prelevati dalle forze dell’ordine, quindi…”. “Non mi frega un cazzo! Trovate qualcuno o inventatevelo. Dobbiamo avere qualcosa per l’edizione delle ventuno!”. Poi dal mucchio si agita la mano di una donna. “Mio figlio! Mio figlio l’ha visto!”. La donna si dimena tra la folla con il suo trofeo stretto nella mano destra: un bambino di appena undici anni con le guance rosse dal freddo e lo sguardo corrucciato. Un giornalista riesce ad accaparrarseli e subito, tra l’invidia dei colleghi, li porta al riparo per cominciare l’intervista. “Ecco a voi un bambino che ha visto il mostro! Dicci, com’è fatto?”. “Uhm…”, il bambino alza gli occhi al cielo per pensare. “Vediamo, era… era nero!”. “E poi? Cos’altro puoi dire ai nostri telespettatori?”. “Uhm… Era peloso. Sembrava mamma quando mette la pelliccia!”. La madre fa una risata isterica, come a dire: ma quanto è sveglio mio figlio! “E hai avuto molta paura?”. “Oh, io no! Sembrava che fosse lui ad avere paura… Cioè, era tranquillo, poi tutti si sono messi a urlare ed è scappato!”. Il giornalista si rivolge verso la telecamera, “Avete sentito che coraggio questo bambino!”, poi torna a parlare con lui, “Eppure dicono che si sia mangiato un uomo”. “Ma forse aveva fame! Perché non provate a lasciargli dei biscotti e una ciotola di latte? Magari smette di mangiarsi la gente”. Un uomo fa ampi gesti che il collegamento è stato interrotto: incombe la diretta per la partita di calcio. Il giornalista saluta e si dilegua. La mamma non fa in tempo a chiedere la videocassetta.
Anno 1608
Maddalena cercò di liberarsi dalla stretta di quell’uomo, non più in giovane età, ma forte. Aveva lo sguardo cattivo e gli mancava un orecchio, cosa che alla povera ragazza incuteva ancora più ribrezzo. Con violenza venne strattonata verso gli alberi ai bordi della strada e, lì tra schiaffi e strattoni, fu costretta a placare le sue voglie. Al calare delle tenebre, l’uomo riprese il cavallo e se ne andò. Maddalena piangeva piegata sull’erba e malediva il mondo e le sue creature, che solo torture le avevano saputo dare nella sua giovane vita. Strinse un cespuglio d’erba nel suo pugno come se questo potesse trasmettere a quei verdi fili tutta la tristezza, la vergogna e il dolore. Stringeva forte Maddalena, mentre le stelle brillavano luminose e una luna piena come un tuorlo d’uovo la illuminava. Un grido silenzioso in lei reclamava vendetta. Poi la tensione si scaricò in stanchezza e la ragazza cadde in un sonno profondo. E sognò. Nel sogno una bambina con un volto da adulta e i capelli rossi, guardava spaventata Rosa mentre un ragazzo le sputava addosso parole. “Non mi puoi rifiutare, sei solo una puttana!”. “Vattene via Alfonso, questa non è serata, e poi sei ubriaco. Vai via che spaventi la bambina!”. “Non me ne importa nulla di quella bastarda! Dammi quello che voglio o saranno guai…”. Le mise una mano in faccia e con l’altra tentò di sollevarle la gonna, ma la donna lo respinse con un calcio. L’uomo le diede uno schiaffo in piena faccia facendola cadere. Le si avvicinò con sguardo minaccioso quando un coltello, che fino a un attimo prima era fermo su un tavolo, andò a tranciargli secco un orecchio. Adesso era Alfonso che strillava come una femmina. “Strega!”, e si guardava l’orecchio che adesso teneva in mano. “Quella bambina è il diavolo! Brutta puttana, hai partorito un mostro!”. “No! Sono io il mostro. Sono io che ho fatto un sortilegio. Adesso vattene se non vuoi che ti uccida!”, rispose lei con le lacrime agli occhi, sapendo già come sarebbe finita. “Sai questo cosa significa, vero? Sai in che rapporti sono con il tribunale? Mi vendicherò. E per te sarà la fine”. Rosa gli urlò ancora di andare, raccolse il poco coraggio che le restava e lo minacciò: “Vattene per Dio, o il prossimo colpo sarà ai testicoli”. L’uomo quindi fuggì. Poi il sogno tornò al rogo. Ma stavolta un nuovo particolare arricchì le immagini. L’uomo dell’aggressione, con l’orecchio mozzato, osservava lo spettacolo in prima fila. Il suo sguardo era pieno di odio e un ghigno ne mostrava la soddisfazione.
Maddalena avrebbe preferito non svegliarsi mai più. La luna era ancora alta sopra di lei e sembrava guardarla con pietà: Maddalena aveva capito. Tornò lentamente verso casa dove trovò Pepa ancora sveglia per l’apprensione. Quando le venne incontro per abbracciarla, Maddalena la guardò scura in volto. “Tu sapevi, non è vero?”. “Cosa… bimba mia?”. “Che mia madre è morta a causa mia. Per proteggermi”. “Come l’hai scoperto?”. “L’ho sognato”. Pepa abbassò lo sguardo e butto fuori l’aria. “È stata tua madre a farmelo giurare. Poi mi ha chiesto di occuparmi di te. Io ero l’unica a sapere dei tuoi poteri, ed ero la sola a poterti aiutare a svilupparli crescendo”. “Ho scoperto anche chi è stato a fare la spia al tribunale...”. “Cosa dici Maddalena?”. “Lasciami perdere, è meglio che tu non ne sappia niente”. Maddalena andò verso un vecchio baule nascosto in una cavità del pavimento e tirò fuori il libro di stregoneria. “Cosa vuoi fare con quello?”. “Ti ho detto di non immischiarti. Fino a oggi mi sono solo allenata, adesso cercherò di mettere in pratica. È arrivata l’ora di vendicarmi, per mia madre”, poi sotto voce, “e per me!”.
Anno 2008
Il tenente Augusto Barzaghi studia la mappa della metropolitana con estrema precisione. Non si può permettere di perdere tempo, sono già trascorse troppe ore dall’avvistamento del mostro. Ma non bisogna perdere la calma, si deve ragionare. Barzaghi è abituato a riflettere. Ha vent’anni di esperienza nell’Esercito Italiano, e nessun dannatissimo mostro può fermare la sua carriera. Anzi, il mostro dovrà essere il suo trampolino. Non sarebbe stata un’impresa difficile, anche se gli uomini che gli hanno concesso non sono quanti sperava, appena una ventina. Sesto Rondò… Bisogna accerchiarlo!, pensa, poi fa la sua prima mossa. “Sergente Rizzo, prenda tre uomini e si apposti nei pressi del capolinea a Sesto”. Lo stesso ordine si ripete per altri due sottoposti, spediti a presidiare le stazioni di Centrale e Lambrate. Dai suoi calcoli, in quel tempo, non può essere arrivato oltre, anche se i suoi calcoli sono fatti considerando gambe e muscoli umani. Chiama a sé i restanti uomini. “Noi andiamo a Loreto. Da lì ci addentreremo nel percorso della metropolitana, procedendo verso il luogo dell’avvistamento”.
Gli otto soldati, scelti da Barzaghi, avanzano nell’oscurità del tunnel alla ricerca di un nemico mai visto, né immaginato prima d’ora. Il tenente è con loro e li guida alla testa del gruppo: cosa può fare mai contro di loro quel grosso scimpanzé? Un ratto sfiora il soldato in fondo alla fila che subito impugna il mitra e prende la mira. Tutti si voltano spaventati, poi lui fa cenno con le mani larghe di aver preso un abbaglio. “Tenente, perché non accendiamo una torcia?”. “Per adesso è meglio di no. Cercheremo di coglierlo di sorpresa”. “Ma se lui vive qua sotto, sarà sicuramente abituato all’oscurità”. “Chi è che prende le decisioni, Ferretti?”. “Lei signor tenente!”. Il soldato si riallinea agli altri e Barzaghi fa una smorfia di disappunto con il labbro. Non gli piace essere contraddetto e del resto odia pure avere torto. L’avrebbero presa quella bestia, al buio o con la luce. All’improvviso un urlo sommesso arriva dalle retrovie. Barzaghi accende la torcia: il mostro si trova dietro di loro e tiene prigioniero un soldato afferrandolo da dietro e premendogli la grossa mano animalesca sul volto. Subito gli altri sette gli puntano le armi contro. Barzaghi cerca di pensare, ma la figura che si è presentata loro lo annichilisce: è una specie di gorilla dal folto pelo nero, alto più di due metri, con la coda e il capo simili a un grosso ratto. Il mostro fa qualche passo indietro, frapponendo sempre fra lui e la linea di tiro il corpo dell’ostaggio. Il tenente prende la radio e, bisbigliando, chiede che una pattuglia di rinforzi arrivi a sbarrare la strada dall’altro lato. Poi avanza con cautela con il mitra abbassato. “Mi capisci?”, ripete un paio di volte, senza ottenere risposta. Barzaghi tiene adesso il mitra ben saldo ma non lo punta. Mentre lui avanza il mostro indietreggia, trascinandosi l’ostaggio. Un artiglio affonda nella guancia dell’ostaggio, lacerandola. Guardandoli entrambi in viso non si saprebbe dire chi è dei due a essere più terrorizzato, eppure negli occhi del mostro c’è qualcosa che il tenente conosce. Il tenente tenta di prendere tempo, ma non riesce a comunicare in nessuna maniera, così, passo dopo passo, la truppa prosegue la marcia a ritroso. Le luci della stazione adesso cominciano a vedersi in lontananza. Barzaghi potrebbe sperare nei rinforzi ma, anche se arrivassero, quella non sarebbe una vittoria tutta sua. Alza il tiro del mitra verso il volto del mostro. “Dividetevi in due gruppi e andategli addosso. Sarà costretto a lasciare la presa per un attimo! Tenetevi quanto più radenti al muro vi è possibile”. “Ma...”. “Niente ma soldato!”. I soldati eseguono l’ordine e tentano un assalto laterale. Il mostro emette suoni assordanti, afferra la testa dell’ostaggio e gli spezza l’osso del collo. Poi getta quel manichino penzolante verso i soldati e tenta la fuga. Il tenente finalmente ha la visuale libera: una sventagliata di proiettili colpisce la schiena del mostro, che corre ancora per qualche altro passo prima di crollare a terra, agonizzante, ma non morto. I soldati corrono verso il corpo senza vita del loro compagno, mentre Barzaghi si dirige verso il mostro per finirlo. Quando se lo trova davanti è impressionato. Il mostro è ormai quasi andato, eppure al tenente sembra che rida, quasi a sbeffeggiarlo. “Che cazzo hai da ridere, brutta bestia pelosa?”. Poi preme ancora il grilletto e lo finisce.
Quella notte il tenente Barzaghi si sveglia presto per l’angoscia. Per cosa? Si domanda. Ha un morto sulla coscienza, è vero, ma questo non è mai stato un problema per lui. Un soldato prima di tutto deve prendere delle decisioni. Ma allora cos’è? Ripensa a quel ghigno. E agli occhi, gli occhi del mostro. È sudato, un calore improvviso si è impossessato di lui…
Anno 1608
Alfonso si svegliò di soprassalto. Aveva la gola secca e il letto sembrava essere diventato d’un tratto piccolo. Cercò di prendere la candela dal mobile accanto al letto, ma nel farlo fece cascare tutto per terra. Un calore improvviso si era impossessato di lui. Si mise una mano sulla fronte per asciugare il sudore, e trasalì nel sentirsi addosso un tocco vellutato ed estraneo come di una soffice pelliccia. Si alzò e, barcollando, si trascinò nell’altra stanza. Lanciò un urlo di terrore e i battiti accelerarono, come se il cuore dovesse esplodergli da un momento all’altro. Il bagliore della luna che penetrava dalla finestra lasciava trasparire solo due occhi terrorizzati che lo fissavano dall’altra parte dello specchio: due occhi appartenenti a una creatura nera e mostruosa. Dietro di lei una donna, con i capelli vivi come una medusa, lievitava leggera e sorrideva. “Un mostro. Questo sei adesso. Anche se per me lo sei sempre stato”. Fece una pausa e poi riprese, “Quanti mostri hai fatto morire sul rogo? Dieci? Cento? Adesso toccherà a te stare attento. Cosa dirai al tuo carnefice quando ti cercheranno per abbatterti?”. Alfonso cercò di rispondere, ma dalla sua bocca uscivano solo mugugni incomprensibili. “Questa sarà la tua punizione. Tua e di tutti voi, uomini giusti!”. Sorrise. “Qualcuno ti ucciderà perché sei una bestia. E quel qualcuno la mattina dopo si sveglierà come te. E qualcuno lo ucciderà a sua volta, e così ancora la maledizione si ripeterà. Per tutti i secoli, fino alla fine del mondo.
Twilight ( Twilight, Usa, 2008 ) di Catherine Hardwicke; con Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Billy Burke, Peter Facinelli.
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''Un amore impossibile. Un amore fatto di una sfrenata passione, ingestibile e inaccontentabile. Un amore tra un vampiro centenario e un’umana, tra un leone e un agnello, pronti a sacrificarsi l’uno per l’altra pur di stare vicini, pur di provare a portare avanti quell’amore così assurdo, folle e per questo assolutamente unico nel suo genere…''
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''Il primo incontro tra Edward e Bella, le reazioni che entrambi provano nell’incrociare per la prima volta lo sguardo dell’altro, l’imbarazzo di piacersi e di non saper cosa fare, l’impaccio da parte di lui, inizialmente in lotta con se stesso per cercare di allontanarsi da lei, e i continui battibecchi e cambi d’umore sfociano in amore assoluto.''
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Non vorrei dilungarmi troppo,nella testa c'è solo Twilight,non ono lucida xD...e poi non vorrei annoiare!xD Vi dirò, a essere sincera, il film mi è piaciuto..secondo me,per quanto il libro fosse divino a confronto con la trasposizione cinematografica,il film non è stato malaccio,ecco..sarà perchè ero in ottima compagnia,sarà perchè non vedevo l'ora di fiondarmi al cinema,sgranocchiare popcorn e sbavare per Edward(che nel film,ai miei occhi risultava sempre stendo...) Che dire...io mi sono emozionata troppo! E dire che a me non piacciono i film d'amore indirizzati ai teenager e roba simile,l'ho sempre ritenuta melensa e replorevole per l'intelligenza umana,però Twilght(mi riferisco al libro),a mio parere,non ha a ch vedere con la banalità e la mediocrità...Twilight (mi riferisco al libro) ha qualcosa che non ho mai trovato in alcun altro libro prima...Occuperà sempre un posto speciale nel mio cuore,di piccola donna,perchè ha significato tnto,per me...Mi ha cambiata,dentro;ha cambiato il mio modo di veder le cose,il mio modo di evedere l'amore..Oggi,mi sento un pò più soddisfatta,perchè il film non è stato il disastro che molti dipingono,almeno per me, e quindi.......................(sospiro)
-1 all'uscita di . . .
twilight
^^
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